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Cinema 03/04/2025

Un film di 50 minuti, frutto di tre anni di lavoro, denso di immagini inedite, in cui donne e uomini raccontano la necessità di condensare nel 2 luglio, giorno in cui Matera celebra la Festa in onore di Maria SS della Bruna, la spinta emotiva di un anno di attesa.
Sinossi
Sullo scheletro massiccio s’incrociano la Santità della Madonna e la forza maschile di chi lotta per strappare un pezzo dal Carro Trionfale, benedetto; convivono l’arte della cartapesta e l’amore di chi governa i muli che guidano il carro verso la distruzione.

Il 2 Luglio i protagonisti della Festa in onore di Maria SS della Bruna, protettrice della Città di Matera, chiudono il cerchio emozionale della propria esistenza in gesti ripetuti da secoli e tramandati oralmente ai figli dei figli. Incontrandosi in muti saluti e comunicazioni al limite del verbale. Niente è prestabilito. Eppure tutto, quel giorno, si coordina armoniosamente.

La squadra di Belisario Paolicelli è composta da circa otto persone che preparano i muli alla processione. Non hanno un appuntamento preciso eppure intorno alle 16 del pomeriggio ad Agna, nella periferia Sud della città, arrivano tutti. I diversi momenti in cui è articolata la Festa della Bruna cominciano all’alba con la Processione dei Pastori e sono regolati da codici difficilmente comprensibili a cui è possibile accedere solo conquistando la fiducia di coloro che li vivono in modo incondizionato. Ecco perché per arrivare a 50 minuti di montato ci sono voluti tre anni di osservazione partecipata, di conversazioni, di sensazioni prima descritte e poi vissute direttamente.

Così è stato possibile avvicinarsi alla comprensione delle lacrime in solitudine del maestro cartapestaio, alla premura discreta delle donne che, a porte rigorosamente chiuse, preparano la Santa Effige alla Processione lungo le vie della città.

Nello studio delle fonti abbiamo rilevato l’inesistenza di un film documentario sulla festa della Bruna. La narrazione cronachista del 2 luglio, espressione degli eventi della giornata, non da spazio alla consapevolezza, espressa dai protagonisti, dell’impermanenza della propria vita e alla necessità di condensare in quel giorno la spinta emotiva di un anno di attesa. Parola chiave delle feste popolari del Sud Italia.

Lo scheletro Massiccio è il frutto dell’operosità di molte mani ed intelligenze che hanno lavorato in armonia cercando di rispettare le donne e gli uomini incontrati lungo il percorso.

Mimma Maranghino
Mario Raele
     
 
 
 
 
   
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