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RETE SOCIALE
22/10/2008  Lascia un commento
Suoni di regime
di Anna R. G. Rivelli

"Non retrocederò di un centimetro". Così ha concluso il Presidente Berlusconi, inciampando un po’con la lingua su quel tempo futuro, nel corso della conferenza stampa tenuta a Palazzo Chigi insieme al discusso ministro dell’Istruzione. Ma il presente è tale che sul futuro stiamo inciampando tutti ed i restanti quattro anni e mezzo di governo, paventatici dallo stesso Premier, ci sembrano già interminabili, troppi per non considerare che quella che pareva qualche mese fa una dittatura dolce, di dolce non ha più niente ormai, se non la coreografica finzione di una Gelmini ora ingessatissima, ora in posa da top model, fiorita e scarmigliata, sulla copertina di Panorama.

In questa democrazia imposta da una legge elettorale in odore di anticostituzionalità, da un conflitto di interessi mai risolto e da un generale disorientamento imputabile al depauperamento ideologico della politica mai realmente rimpiazzato da valori condivisi e condivisibili, il ricorso all’esercito contro la disperata protesta di una Campania soffocata dall’immondizia aveva avuto fin da subito un sinistro suono di regime che faceva eco all’improvviso cessare dell’allarme sicurezza che pur tanto ci aveva accorato nell’acceso periodo pre-elettorale.

Oggi (e sono passati solo sei mesi dei cinque anni che ci toccano) si minaccia l’intervento della polizia contro chi manifesta il proprio dissenso a quella che impropriamente viene definita riforma della scuola e che in realtà si rivela un’accozzaglia di provvedimenti spiccioli che sembrano suggeriti piuttosto dai mormorii delle comari che non da una competenza specifica che - e non è mistero - il Ministro non ha.

Il problema dell’istruzione in Italia, per la verità mai stato al centro di un dibattito capace di oltrepassare i mirabolanti aspetti teorici e di calarsi nella pratica delle nostre realtà, viene oggi allestito come il set di una fiction dove il copione è già scritto e non ci si può discostare.

Così tutto è ok per gli studenti della Padania che pare si siano esibiti in una ovazione per la Gelmini (tanto da farle esclamare sussiegosa: "Hanno capito la mia riforma"); tutto è ok anche per le mamme milanesi che all’inaugurazione di questo anno scolastico, presente il Ministro, lodavano con orgoglio l’effetto di divise e grembiulini indossati dai loro pargoli.

Ma se la sceneggiatura non prevede proteste, che le proteste siano fermate ad ogni costo, sempre in nome della democrazia, ovviamente, e di quel diritto a studiare che, secondo il Premier e la sua gang, sarebbe salvaguardato da un silenzio fatto calare a forza su uno dei peggiori colpi inferti ad un sistema scolastico già in crisi da tempo. Il silenzio, peraltro, in questo caso viene imposto con la minaccia ai giovani e agli intellettuali che si sono organizzati in una resistenza sacrosanta la quale, se pure ha un colore ideologico, è bene che ce l’abbia, perché nessuno può ascriverci a colpa la lotta tacciandoci di comunismo.

Se il comunismo, infatti, non esiste quasi più, il fascismo, sì, invece, e nei suoi aspetti peggiori si sta rinforzando e trova linfa vitale nella demonizzazione della diversità di razza, di religione, di cultura e, alla fine, di pensiero che viene esposta/proposta/ imposta a raffica ininterrotta da questa pseudo democrazia.

La libertà di pensiero, insomma, fa paura a questo Governo come Saviano fa paura alla camorra; sarà per questo che anche le soluzioni si assomigliano quando si tratta di metterli a tacere.

Smantellare la scuola pubblica vuol dire, alla fine, smantellare il pluralismo, svilire ulteriormente la funzione docente per asservirla ad un potere, appiattire le coscienze delle giovani generazioni distruggendo un ultimo relitto di baluardo che ancora, nonostante tutto, riesce ad opporsi al doping mediatico che li bombarda.

Ma il Premier dovrebbe sapere che la calma incentiva il sonno, la minaccia e la lotta no. "Per le vie del nuovo Impero / che si dilungano nel mar, / marceremo come il duce vuole…" cantavano gli universitari fascisti.

Ma quelli di oggi, non si teme siano tutti di sinistra?

Anna R. G. Rivelli
Noi Cittadini Lucani

>> www.noicittadinilucani.ilcannocchiale.it
 
 
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