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RETE SOCIALE
26/02/2009  Lascia un commento
Riproposto Scanzano Jonico per il deposito unico delle scorie nucleari
In seguito ad alcune dichiarazioni apprese da organi di stampa rispetto all’ipotesi che Scanzano potesse offrire le necessarie garanzie per la sistemazione delle scorie nucleari, l’Associazione esprime sconcerto per lo stato di ignoranza con il quale viene proposta la discussione della riapertura delle centrali elettronucleari. Ricordiamo a chi vuol dimenticare che la civile e pacifica protesta di Scanzano disse "no" alla decisione del Governo di realizzare il deposito di scorie e attivare il nucleare, proponendo un modello energetico alternativo, capace di garantire uno sviluppo sostenibile e sociale attraverso l’applicazione di tecnologie rinnovabili.

Nel merito della questione nucleare, va tenuto fermamente conto che scienziati come Rubbia e molti altri hanno più volte affermato l’impossibilità, dal punto di vista tecnico scientifico, di realizzare a Scanzano una centrale o un deposito nucleare e il Governo fu costretto, dopo 15 lunghi giorni di protesta popolare, a fare dietro front sulla stessa decisione assunta.

Chi volesse rendere da subito operativo il sito di Scanzano, tenga conto che la popolazione della Basilicata come ha già dimostrato, non è più attratta dai riti e dalle magie, come descriveva da Ernesto De Martino, ma è pronta a difendere con determinazione, tenacia e civiltà, tutta la sua storia, i sacrifici e il lavoro che ha trasformato la culla della cultura greca da terra paludosa a giardino fertile e produttivo.

Scanzano Jonico, Terzo Cavone, Campo Base, 26 febbraio 2009.

Associazione Antinucleare Scanziamo le scorie
Il Presidente
Nardiello Donato
Nucleare. Berlusconi passi dal decisionismo alla decisione. Si ricordi di Scanzano jonico
Testo del comunicato di Primo Mastrantoni, segretario Aduc - 25 Febbraio 2009

Accordi con la Francia per la costruzione di 4 centrali nucleari entro il 2025?
I tempi sono lunghi, chi vivrà vedrà. Intanto, per verificare le reali intenzioni del Governo italiano si dovrebbe procedere ad una verifica, quella, cioè, della individuazione di un sito dove allocare le scorie radioattive.

Nel 2003 si era individuato un sito nel comune di Scanzano Jonico (Basilicata) che offriva le necessarie garanzie ma la popolazione locale si ribellò, la Giunta regionale (centro-destra) si appellò al Governo (centro-destra), cioè all’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che annullò l’operazione.

Il risultato fu che esportammo scorie radioattive in Francia pagando la "modica" cifra di 250 milioni di euro, ovviamente pagati dal contribuente. Se il presidente Berlusconi vuole davvero aprire una nuova fase nucleare prenda una decisione, ora, rendendo operativo il sito di Scanzano Jonico, chè altrimenti ci troveremmo di fronte alla solita sceneggiata italiana, ovvero al solito, come dice il presidente Berlusconi, teatrino della politica.

Rimangono, comunque, aperte questioni "minori". Vediamo. Si dice che la scelta nucleare serva a diminuire la nostra dipendenza di fonti energetiche (petrolio) dall’estero, si dimentica, però che la tecnologia nucleare è di importazione, cioè estera (Francia), che il combustibile (uranio) è estero (il 58% delle riserve sono in Canada, Australia e Kazakhstan), e che la Francia con il suo 78% di produzione elettrica nucleare importa più petrolio dell’Italia.

Il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, dichiara che "Il nucleare dovrà produrre un quarto dell’energia elettrica del Paese (25%)", ma dimentica che la produzione elettrica italiana rappresenta il 18% del nostro fabbisogno energetico complessivo, l’82% del quale (carburanti, etc.) va essenzialmente ai trasporti.

L’obiettivo del 25% di Scajola, rispetto al 18% di produzione elettrica, significa che il nucleare sarà il 4,5% del fabbisogno di energia elettrica. Quindi questo nucleare ci fornirà una percentuale limitata di energia elettrica che potrebbe essere ottenuta ottimizzando la produzione, razionalizzando e attuando politiche di sviluppo delle energie rinnovabili.

>> Il comunicato sul sito aduc.it
 
 
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