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RETE SOCIALE
07/05/2009  Lascia un commento
Dalla Variante di Cozzo Carlone alle due Gravine
Mutamenti a Mezzogiorno
Quello vi presentiamo in allegato non è altro che uno dei tanti documenti prodotti da Legambiente (1992) sull’ennesimo tentativo di stravolgere le regole di pianificazione urbana e territoriale (ricordate la variante del castagneto Manfredi?). A distanza di dodici anni ci riprovano (ing. Nunzio Olivieri, amm.re unico della società Coget s.r.l., e il sig. Stella Franco, legale rappresentante della società AM s.r.l.).

La notizia della variante urbanistica è apparsa in questi giorni su un quotidiano locale.
Dopo l’intervista con l’imprenditore, il quale sollecitava l’amministrazione comunale ad approvare quanto prima la variante, la risposta del sindaco non si è fatta attendere. Nell’esprimere apprezzamento per l’iniziativa, il sindaco si è affrettato a fornire garanzie sull’esito della conferenza di servizio appositamente convocata, dalla stessa amministrazione, per l’avvio dell’iter procedurale. La conferenza di servizio prevista per il 23 aprile, nel frattempo, è stata rinviata così come si evince dalla nota a firma del dirigente di settore pubblicata sul sito del comune.

Dalla nota di convocazione della conferenza di servizio apprendiamo che la località proposta per la realizzazione dell’ ippodromo, con annessi servizi, non è più Cozzo Carlone ma delle Due Gravine. Come potete immaginare, è cambiato il sito ma le questioni rimangono le stesse di dodici anni fa. Ancora una volta gli imprenditori propongono un sito diverso da quello indicato dai pianificatori incaricati. Infatti, nel piano regolatore generale adottato nel 2000 e contro dedotto nel 2003 dal Consiglio Comunale, sono individuati più di trecento ettari di suolo extra urbano dedicati ad accogliere queste attività. Evidentemente ai nostri imprenditori piace forzare le regole.

Siamo alla vigilia della campagna elettorale ed uno degli imprenditori interessati alla variante sarà il candidato presiedente del centro sinistra alla Provincia di Matera. E’ prevedibile che, a questo punto, per una serie di ragioni, di opportunità e di interessi politici contrapposti, la questione venga rinviata fino a quando il quadro delle alleanze sarà ricomposto. Noi ci auguriamo che venga meno il sostegno alla variante da parte della maggioranza di governo di centro destra e che insieme alla variante si abbandonino anche i progetti di finanza ipotizzati nel piano triennale delle opere pubbliche. Vi chiederete perché i progetti di finanza, la risposta è semplice in quanto provengono dalla stessa fucina.
Ridare dignitą e senso pubblico alla pianificazione
LEGAMBIENTE Circolo di Matera

L’Ippodromo e la variante urbanistica di Cozzo Carlone (1997)

Nel confuso dibattito cittadino spesso si sente parlare di piano regolatore generale e del suo presunto superamento. La Legambiente vuole esprimere il suo punto di vista, nella speranza di contribuire a chiarire le ragioni di una scelta a favore della pianificazione urbanistica e territoriale.
La necessità di aggiornare il piano regolatore fu avvertita all’indomani dell’approvazione della legge 771/86. Il dibattito politico che accompagnò l’elaborazione del primo programma biennale di recupero dei Sassi pose in evidenza la necessità di armonizzare ed adeguare la città contemporanea alla nuova strategia di sviluppo.

L’obbiettivo era di dotare l’amministrazione comunale di strumenti congrui in grado di rispondere all’emergente “domanda di trasformazione”. Un nuovo quadro di regole capace di orientare gli investimenti pubblici e privati nel breve, medio e lungo periodo. Si pensava finalmente di superare la politica dell’ espansione urbana, di ragionare sulle risorse disponibili, di concentrare gli investimenti sul rafforzamento dell’armatura urbana, sull’urbanizzato e sui nodi di sistema.

Neno attenzione agli indici edilizi, più qualità urbana e territoriale (nei suoi aspetti fisici ambientali, formali e funzionali). L’alternativa alla pianificazione, ai suoi presupposti culturali e di governo del territorio, era ed è la politica del giorno per giorno e delle varianti parziali, anticamera della deregulation e della speculazione edilizia.

Questo modo di intendere e concepire il governo del territorio è profondamente antidemocratico e presenta notevoli rischi. Infatti, le varianti su commissione difficilmente sono sostenute e motivate da trasparenti ed inequivocabili interessi pubblici, come vuole il legislatore. Quasi sempre il ricorso a questo strumento determina forti sperequazioni tra cittadini e cittadini, genera conflitti di interesse e spesso nasconde fenomeni di concussione e corruzione.

Cosa che la pianificazione in qualche modo attenua, riducendo il tutto su un piano socialmente accettabile. Non a caso le varianti su commissione sono lo strumento privilegiato del cosiddetto partito del mattone.
Gruppi di affari che, se bene estranei alla competizione politica, hanno la capacità di influenzare le scelte urbanistiche secondo una procedura più che collaudata (quasi sempre sono loro che individuano i suoli “vergini” da trasformare, confezionano i progetti, stringono alleanze con il potere politico e infine promuovono campagne divulgative a sostegno della proposta, utilizzando argomenti sensibili all’opinione pubblica, come ad esempio il tema dell’occupazione). In questo modo gli affari di alcuni assurgono a “dignità politica”.
Per questa ragione è necessario discernere gli interessi in campo.
Questa breve premessa, rende chiara la nostra opposizione alla richiesta di due varianti al piano regolatore generale, una in località Cozzo Carlone e l’altra in località San Francesco, avanzate da alcuni imprenditori materani. Si tratta di due proposte diverse per contenuti ma simili per la procedura che si intende adottare. Da circa otto anni è in corso il dibattito sul nuovo piano regolatore, sono stati fatti studi e analisi sul territorio, sono stati spesi soldi pubblici ed è stata avanzata un’ipotesi di piano per la città. Noi pensiamo che questo sia il punto di partenza per un confronto democratico fra le diverse culture politiche.

Se si vuole bene a Matera, è necessario uscire dalla logica dell’urbanistica delle false emergenze per ridare dignità e senso pubblico alla pianificazione. Questa città, nonostante tutto quello che è successo negli ultimi anni, possiede tutte le potenzialità per divenire una realtà urbana conforme, le risorse umane, culturali e ambientali certamente non le mancano.

Un anno fa abbiamo condiviso e apprezzato la posizione espressa dal Sindaco che in una nota inviata alle forze culturali, sindacali ed imprenditoriali, si diceva “convinto dell’importanza e dell’interesse del nuovo strumento urbanistico”. Sul piano dei contenuti egli si esprimeva in questi termini: “Si ritiene chiusa la fase dell’espansione urbana caratterizzata dalla crescita di nuovi poli residenziali ed economici produttivi … i contenuti essenziali al centro delle politiche urbanistiche e del governo del territorio debbano essere soprattutto: le politiche sociali e dei servizi; il contenimento e il controllo dell’espansione urbana; la salvaguardia dell’ambiente e del centro storico, considerati ed assunti come patrimonio da preservare e come risorsa economica.”.

A distanza di un solo anno, la stessa maggioranza invia segnali contradditori, sia sul piano del rispetto delle regole che dei contenuti e delle scelte che si intendono adottare.
La LEGAMBIENTE oltre ad esprimere forti preoccupazioni si augura che le scelte contenute nella nota non vengano messe in discussione . Il punto di partenza per avviare un confronto non può che essere la proposta di Variante Generale al Piano Regolatore elaborata dai pianificatori incaricati, il prof. Nigro e il prof. Restucci. Questo perché a tutt’oggi è l’unico strumento di analisi territoriale ed urbanistico disponibile in base al quale è possibile
sviluppare un ragionamento nell’interesse generale.
La variante di Cozzo Carlone
Per quanto riguarda la variante di Cozzo Carlone, oltre ai dubbi sollevati dalla LAV (le scarse ricadute occupazionali e le questioni di carattere etico, che ci sembrano difficilmente conciliabili con chi ritiene legittimo utilizzare il mondo animale al solo scopo di giocare e scommettere), non riusciamo a capire per quale ragione si vuole imporre alla città il sito di Cozzo Carlone come se il progetto imprenditoriale dipendesse solo ed esclusivamente da quella localizzazione.

Considerata la natura dell’intervento, noi riteniamo che questo sia un tema delicato che deve trovare una sua coerenza localizzativa all’interno di un ragionamento di assetto urbanistico generale. Una risposta congrua è possibile trovarla all’interno delle analisi e delle indicazioni di assetto urbanistico e territoriale contenute nella proposta di Variante Generale al Piano Regolatore elaborata dai pianificatori incaricati. Infatti il Piano, attraverso
una lettura delle emergenze paesaggistiche, ambientali e culturali presenti sul territorio, propone una griglia dei valori finalizzata ad orientare e condizionare la domanda di trasformazione. Su queste basi si snoda tutto il ragionamento urbanistico del territorio extra urbano (con qualche sbavatura, come ad esempio le cosiddette AEDd).

In particolare vengono individuati gli ambiti territoriali extra urbani con emergenze ambientali, storiche e testimoniali; in questi ambiti l’ attività di conservazione e di tutela del paesaggio rurale rappresenta l’obiettivo prioritario da perseguire. Inoltre i pianificatori individuano una serie di ambiti territoriali extra urbani di margine alle aree urbanizzate o da urbanizzare; si tratta, in questo caso, di aree molto ampie soggette a forti interressi alla trasformazione in virtù della loro vicinanza a territori urbanizzati.

Per questa ragione i pianificatori propongono la localizzazione di servizi che richiedono ampi spazi destinati a verde; si tratta di servizi ed attività dedicati al turismo, allo sporto e al tempo libero, a scala urbana e territoriale (campo fiera, parco dello sport, ippodromo e galoppatoi, campi da golf, ecc.). Il territorio disponibile per lo sviluppo di queste attività imprenditoriale ammonta a molte centinaia di ettari.

La proposta di assetto urbanistico territoriale avanzata dai pianificatori offre una risposta ragionevole e soprattutto congrua a quanti intendono investire nel rispetto delle regole. La scelta del sito indicato dagli imprenditori interessati alla realizzazione dell’ippodromo si colloca in un area al di fuori della proposta di assetto urbanistico territoriale avanzata dai pianificatori.

Pertanto la LEGAMBIENTE esprime il propri disappunto alla proposta localizzativa avanzata dagli imprenditori.

Matera 1997
 
 
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