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18/03/2007  Lascia un commento
Le gru a Matera - di Rossana Tinelli
A Matera si assiste a un fenomeno curioso e strano. Le gru sono sui nostri palazzi, sui nostri portoni, sulle nostre automobili, sulle nostre strade, sulle nostre piazze. Eppure non sono i famosi uccelli migratori con becco, collo, e zampe molto lunghe. Queste gru che si sono insediate, sistemate, inserite nella nostra città sono fredde e metalliche. Alcune sono altissime e colorate.

Una di queste gru è color ruggine viene direttamente a bussare con il suo braccio mobile e con un rumore infernale al mio balcone, un’altra me la ritrovo all’uscita del mio garage come una sentinella indesiderata.
Uscendo a spasso o in macchina mentre andate a lavoro o accompagnate i vostri figli a scuola, per curiosità, contatele che ne sono a perdita d’occhio per le vie del centro, svettano nei Sassi, sulla Cattedrale.

Ogni via ha adattato senza richiesta una o più gru. Ce ne sono tante anche in periferia: sono gialle, verdi, grigie, con innumerevoli tonalità contro il cielo.
Ormai fanno parte del paesaggio urbano, anzi nelle guide turistiche potremmo modificare la caratteristica di Matera: da città dei Sassi a città delle gru! Palazzi, quartieri, centri direzionali, centri commerciali che sorgeranno al posto di alberghi, pastifici, mulini o campi.
Persino sulle “Pagine Bianche” l’immagine di copertina che raffigura Matera ha il titolo sintomatico : “Calata” c’è uno scorcio di cielo al tramonto, lo spigolo di un palazzo ed immancabile la carrucola che pende pericolosamente dal braccio lungo della gru!

Il traffico va in tilt, perché nelle ore di punta betoniere enormi, svuotano, vomitano nei cantieri il calcestruzzo e noi automobilisti, pedoni rimaniamo imbottigliati in una situazione ormai surreale di vita quotidiana, vedendo quasi ogni giorno spuntare enormi come torrette di avvistamento in una guerra minacciosa, altre gru.

Dalle terrazze delle nostre case possiamo quasi abbracciarle o come nell’ultimo film di 007 saltarci sopra e vedere come si sta nella cabina, nella pancia del pennuto metallico. Esistono pochi luoghi dove non si sono poggiate. Su una collina in periferia, ancora incontaminata. un mio amico ha comprato una piccola villetta. Un giorno sono andata a trovarlo, dalla collina di ammirava il panorama della la città e con orrore abbiamo notato come ha denunciato il poeta Andrea Zanzotto che "dai campi di sterminio" siamo passati "allo sterminio dei campi".

I campi non esistono più e quei pochi che ancora esistono vedono allungarsi le lunghe ombre minacciose delle imprese di costruzioni con le loro armi di possesso: le GRU! Prendo il vocabolario e cerco il significato di PIANO REGOLATORE : "quel complesso di norme che regolano lo sviluppo edilizio dei centri abitati".
Forse anche le norme in questa città sono state sventrate e sepolte sotto una calata di cemento?

Rossana Tinelli

Quello che ho letto nel vs sito è per me fonte di grande interesse mi accorgo di non essere sola quando cammino in questa nostra città deturpata da predatori pubblici e privati che fanno scempio di memorie, patrimoni e umanità. Scrivo sul giornale INSIEME del SINDACATO SNALS della scuola e questi temi vengono accolti e pubblicati con vivo interesse per portare i cittadini materani, i giovani, le istituzioni scolastiche a comprendere la vastità dell’orrore urbano che abbiamo sotto gli occhi! Un abbraccio e continuate così. Rossana Tinelli

 
 
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