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15/03/2008  Lascia un commento
La Chiesa Rupestre di San Giuliano
Una testimonianza importante del culto di San Giuliano l’Ospitaliere a Matera è costituito dall’affresco rinvenuto nella navata destra della Cattedrale dopo la rimozione dell’altare dedicato a San Carlo Borromeo. Anna Grelle e Sabino Iusco (Arte in Basilicata) attribuiscono alla stessa mano l’affresco di San Giuliano e quello di San Pietro Martire nella chiesa rupestre di San Nicola dei Greci (metà XV secolo) sempre a Matera.

Inoltre, come tutti i materani sanno, esiste una porzione dell’agro di Matera il cui toponimo è "San Giuliano". In particolare nella contrada “Ponte di San Giuliano”, nelle vicinanze della "Grotta del Diavolo", ben indagata da Domenico Ridola, esiste anche una chiesa rupestre.

La prima menzione di San Giuliano l’Ospitaliere, nobile francese o belga vissuto forse nel VII secolo, si trova nel Martirologio del monaco francese Usuardo (IX sec.).
La leggenda invece fu scritta in Francia da Vincenzo de Beauvais e ricopiata in Italia da Jacopo da Varazze o da Varagine, nella sua Legenda aurea.

Il culto del Santo si diffonde rapidamente in Europa e in Italia a partire dal XII secolo, accolta entusiasticamente dal popolo. Per questo motivo è verosimile che la Chiesa Rupestre di San Giuliano abbia origine in quel tempo.

L’importanza attribuita alla protezione di questo Santo è riscontrabile anche nella II° novella della II° giornata del Decamerone di Giovanni Boccaccio (1313-1375): «…chi non ha detto il paternostro a San Giuliano, spesse volte, ancora che abbia un buon letto, alberga male».
I dipinti della Chiesa Rupestre di San Giuliano
Due dei quattro lati della Chiesa Rupestre sono completamente ricoperti da dipinti murari dei quali non viene descritto nulla sia nei documenti della Soprintendenza sia nelle trattazioni storiche riguardanti le Chiese Rupestri. Nella parete in fondo dietro l’altare è presente un dipinto raffigurante la S.S. Trinità probabilmente della metà del 1600.

Sulla parete sinistra sono presenti numerosi dipinti realizzati in diversi secoli. 
Uno di  questi riporta chiaramente la data del 1603, sono presenti inoltre numerose altre datazioni e iscrizioni successive fatto che dimostrano come questo luogo abbia rivestito un’importanza mai venuta meno fino ad oggi, che meriterebbe una approfondita ricerca per dare piena luce alla Chiesa origine del Complesso Monumentale di S. Agostino.
Oltre la S.S. Trinità dietro l’altare sono raffigurati: una crocifissione, molteplici dipinti di Madonna con Bambino, San Leonardo, Santa Barbara, San Silvestro.
Felicia Caravascial
Nel secondo dipinto raffigurante una Madonna con Bambino nella parte bassa si legge:
HOC OP – I – F – FELICIA CARAVASCIAL 1603.
Chi era Felicia CARAVASCIAL?

Di alcuni esponenti della famiglia Caravascial si parla in diversi atti notarili del ‘500 conservati presso l’Archivio di Stato di Matera. Originario della Spagna, l’alfiere Adriano Caravascial si stabilì dapprima in Sulmona e poi in Matera. Nella nostra città sposò, nel 1551, la nobile Ippolita Cataldo, alla cui famiglia appartenne anche un Tassiello Cataldo che, stando a quanto riferito dal Verricelli, fu uno degli autori dell’eccidio del conte Giancarlo Tramontano. Figlie di questo Adriano furono Felicia, committente dell’affresco della Madonna con il bambino nella chiesa di San Giuliano, e Giulia che, nel 1602, sposò Gianfrancesco Tarsia della città di Conversano. Nei capitoli matrimoniali di questi ultimi si legge:
Capituli et convenzioni inhiti e fatte trà Giulia de Caravascial figlia legittima, et naturale del quondam Adrian de Caravascial alfiero dela [Città] di Sulmona di Matera futura sposa ex una. Et Gio. Francesco de Tarsia della Città di Conversano futuro sposo sopra il matrimonio, Deo dante contraendo trà detta Giulia, et esso Gio. Francesco per verba de presenti sono del tenor seguente [...]

Archivio di Stato di Matera, Atti del Notaio Leonardo Sabella, 25 giugno 1602, coll. 59 c. 43r
San Giuliano l’Ospitaliere: la leggenda e il culto
La leggenda - per certi aspetti simile a quella di Sant’Eustachio - narra di un cacciatore di nome Giuliano al quale, durante una battuta di caccia, un cervo profetizza l’uccisione dei propri genitori. Giuliano per evitare l’eccidio decide di andare via senza alcuna spiegazione. Giunto in un "lontano" castello si mette al servizio del signore del luogo e presta in propri servigi in maniera così solerte che il principe decide di nominarlo cavaliere e di dargli in sposa la castellana.

Un giorno, mentre Giuliano è lontano dal castello, arrivano due anziani signori che intrattenendosi con la castellana raccontano del loro figlio scomparso improvvisamente. La donna capisce che si tratta dei suoi suoceri e senza rivelare ai due anziani la propria identità e quella del marito gli fa accomodare nel proprio letto. Il mattino seguente, mentre la castellana partecipa alla messa mattutina, arriva inaspettatamente Giuliano il quale, vedendo due corpi nel letto della moglie, pensa subito ad un adulterio ed estratta la spada trafigge mortalmente i due corpi.

La moglie intanto tornata da messa lo informa dell’arrivo dei suoi genitori. Giuliano allora ricorda quello che il cervo gli aveva predetto, e piange amaramente. Lasciato il castello insieme alla sua fedele sposa, fonda un ospizio in vicinanza di un fiume allo scopo di ospitare pellegrini e malati e si mette a traghettare da una sponda all’altra i viandanti. Una notte sente una voce lamentosa che implora un traghetto; si alza e vede una persona quasi morta di freddo.

Portatola all’interno dell’ospizio accende il fuoco, la corica sul letto e la copre con l’intento di riscaldarla. Dopo poco tempo l’uomo soccorso che sembra anche lebbroso si alza e dice: «O Giuliano, il Signore mi mandò a te per dirti che Egli ha accettato la tua penitenza e ambedue dopo poco tempo dormirete in pace». Detto questo scompare e dopo pochi giorni Giuliano e la moglie morirono santamente.

Le raprresentazioni dell’immagine di San Giuliano sono diffuse e in alcune compare con il cervo della leggenda e due cani, cosa che lo ha fatto considerare in tutta Italia, insieme con San Corrado Cofalonieri, Sant’Eustachio e Sant’Alberto, patrono dei cacciatori.
 
 
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